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Cade a fagiolo

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Nella primavera del 1532, Giovan Pierio Valeriano, umanista e botanico, viaggiava da Roma verso Belluno, sua terra d’origine. Dalla corte romana, oltre a libri preziosi, portava con sé un sacco di fagioli che papa Clemente VII gli aveva donato. I fagioli del Valeriano, quelli che ancor oggi mangiamo, arrivano dall’America meridionale. Coltivati prima come pianta ornamentale per abbellire orti e fare ombra, messi nei vasi sulle finestre per riparare le stanze dai raggi solari, i "semi papali" fecero presto fortuna in tutta Europa. Nonostante la passione di alcuni potenti, i fagioli si trascinano nei secoli una nomea ambivalente: i botanici antichi raccontano che gonfiano e generano ventosità, allo stesso tempo giovano però a petto, polmoni, milza e reni, soprattutto combattono la "durezza dei testicoli" e poiché "generano molto sperma si frequentano da molto golosi di donne". "Carne dei poveri", nei secoli i fagioli sono stati determinanti per l’alimentazione delle classi rurali e del proletariato urbano. Papalini, borlotti, cannellini, pavoni, messicani, di Spagna, di Vigevano, di Lamon: tutti si possono mangiare, freschi o essiccati.

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